seia:
E’ il titolo di questo bell’articolo apparso su Il Foglio un paio di giorni fa. In occhiello, si specifica: “I neoturpiloqui involgariscono la lingua italiana”.
In particolare, il giornalista (?) Langone è estremamente infastidito dall’uso della parola “gay”. Ora, la spazzatura omofobica che segue il fragile pretesto linguistico non mi avrebbe, nella sua triste banalità, suscitato alcun commento, se non fosse stato per il brano seguente (che invece si presta a un paio di riflessioni):“La parola di tre lettere che comincia per G e finisce per Y impone alla società un giudizio positivo su chi imposta la propria vita sui rapporti omosessuali. […] L’uomo orgoglioso di andare con gli uomini è gaio quindi felice, è uno che ride, che balla e si diverte e non avendo figli da mantenere può permettersi più viaggi, più vacanze, più ristoranti, più mostre, più cinema, più concerti. Uno che si gode la vita: questo è il significato nemmeno tanto subliminale della parolaccia in questione.
E se invece io giudicassi costui un povero sfigato, in senso stretto e lato, una cicala che non canterà a lungo, un patrimonio genetico finito in un vicolo cieco, un segno di ripugnante decadenza? […]”
A parte l’ovvia constatazione che l’essere gay o lesbiche non esclude automaticamente la riproduzione, è interessante notare che quasi sempre l’accusa di vacuità e superficialità rivolta agli omosessuali, e annessa contrapposizione alla virtus familiare degli eterosessuali, venga proprio da chi si oppone con tutte le proprie forze all’adozione omogenitoriale. Ma si sa, tutto fa brodo.
Curioso però come l’argomento del patrimonio genetico finito in un vicolo cieco sia molto meno presente quando a tuonare contro gli omosessuali è un prete cattolico.
Chissà poi perchè.P.S.: Su una sola cosa sono d’accordo con Longone: ci sono parecchie parole che una persona elegante non pronuncia mai. Nell’improbabile caso che avessimo ad incontrarci, però, lo avverto fin da ora. Io sono molto, molto poco elegante.
Io che sono una signora e non indulgo mai al turpiloquio, si sa, per Langone ho solo 3 parole di 5, 2 e 5 lettere, provate a indovinarle: T___a D_ C___o
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Ho un dizionario pieno, per quest’omuncolo.
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e le parole “inutile coglione” sono considerate neoturpiloquio?
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Io più che al turpiloquio continuerei ad indulgere all’uso del lanciafiamme…
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